convegno su demanio marittimo

In attesa della sentenza della Corte di Giustizia sulla legittimità della proroga delle concessioni demaniali al 2020, si è tenuto il Convegno :

"La gestione del demanio marittimo tra tutela dell'ambiente e sviluppo economico: i problemi, le prospettive e le proposte".

23 giugno 2016, Camera dei deputati, Sala del cenacolo, Roma

Il convegno è stato organizzato nell'ambito del Master di II livello in Diritto dell'ambiente della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma "La Sapienza", e moderato dal Direttore del Master, Prof. Avv. Angelo Lalli .
L’evento ha avuto lo scopo di analizzare la situazione dei beni costituenti il demanio marittimo, la disciplina di riferimento e gli orientamenti giurisprudenziali nazionali e comunitari, le problematiche ambientali e dell’industria connesse al demanio marittimo, le politiche attuali e quelle che potrebbero essere suggerite per il futuro allo scopo di tutelare e gestire al meglio una ricchezza così importante per il Paese. Il demanio marittimo costituisce, infatti, un patrimonio necessario per lo svolgimento delle attività proprie dell’economia del mare: dal turismo, alla nautica, alla pesca. I predetti beni sono espressione di importanti valori naturalistici e paesaggistici che, in sinergia con gli operatori del settore, potrebbero essere risanati lì dove risultano degradati a causa dell’intervento antropico e dell’erosione delle coste, e comunque, in generale, meglio valorizzati.

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11 FARI ITALIANI IN CONCESSIONE

L'Agenzia del Demanio ha recentemente presentato il Progetto Fari, all'interno del più ampio progetto per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, denominato “ValorePaese”.
i fari interessati sono 11, ed affacciano su tratti più spettacolari delle nostre coste, da Ischia a Siracusa, dall'isola del Giglio a Capo Rizzuto.
i Fari verranno dati in concessione ad operatori turistici privati che saranno in grado di garantire lo sviluppo turistico nel rispetto della tutela ambientale e della salvaguardia del territorio.

per approfondimenti vedi Valore Paese Fari

trasferimenti e tutela della maternità art. 42 bis L. n.151/2001

L'ordinanza del Tribunale di Firenze si pone nell'alveo delle ormai frequenti pronunce che riconoscono il diritto delle lavoratrici madri di minori di anni tre di ottenere il trasferimento temporaneo presso una sede di lavoro nella provincia o regione ove il coniuge esercita la propria attività lavorativa per un periodo massimo di tre anni.

La norma, contenuta nel Testo unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, recependo le direttive comunitarie dirette a tutelare l’istituto della Famiglia, dispone che “il genitore con figli minori fino a tre anni di età, dipendente di amministrazioni pubbliche […] può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione .

L’eventuale dissenso deve essere motivato . L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda". Tale diritto, riferibile letteralmente solo ai trasferimenti tra diverse amministrazioni, è applicabile, per costante giurisprudenza, anche alle ipotesi di mobilità interna: “ è determinante, in proposito, il richiamo al principio di continenza, secondo cui il più contiene il meno, in virtù del quale è ragionevole ritenere che l’istituto introdotto dall’art.42 bis, se certamente riguarda il caso più complesso e oneroso, sotto il profilo organizzativo, della mobilità tra amministrazioni, non può non riguardare anche l’ipotesi minore della mobilità interna alla medesima amministrazione.

Se, com’è evidente, la norma ha inteso tutelare la famiglia e, più specificamente, l’esercizio delle funzioni genitoriali, conformemente al dettato degli artt. 29 -31 della Costituzione, risulterebbe non ragionevole né proporzionata alle finalità perseguite una lettura della norma stessa di non generalizzata applicazione, dunque incomprensibilmente discriminatoria” (TAR Toscana Firenze sez. I n. 632 del 15.04.2009; cfr. anche Cons. Stato, sez. VI, n. 2640 del 21.05.2013).

Solitamente negato dall'Amministrazione in pendenza del vincolo quinquennale di permanenza nella prima sede di lavoro (previsto dall'art.35 D. LGS.165/2001 e recentemente ridotto a tre anni a seguito dell'entrata in vigore della L.n.106 del 30.07.2014, di conversione, con modifiche, del D.L. 83/2014) tale diritto è stato riconosciuto dalla giurisprudenza come diritto soggettivo .

L’art. 42 bis sopra riportato, infatti, si pone in termini di specialità e, quindi, di prevalenza rispetto alle disposizioni di carattere generale del D.Lgs. 165/2001, quali l’art. 35 citato . La giurisprudenza si è lungamente dibattuta nel tentativo di bilanciare le contrapposte esigenze di tutela del diritto del dipendente all’esplicazione piena delle proprie funzioni genitoriali e quelle dell’Amministrazione di avere garanzia di permanenza dell’organico per un periodo minimo di cinque/tre anni, ed è giunta a considerare la necessità del contemperamento dei contrapposti interessi, da valutare caso per caso.

Si richiama, a tal proposito, la giurisprudenza del Tribunale del Lavoro di Roma, che, in una fattispecie analoga a quella di Firenze, ha evidenziato la legittimità della richiesta nel caso in cui, rispetto alla partecipazione al concorso o alla sottoscrizione del contratto di lavoro, sia sopravvenuta una condizione personale dell’istante specificamente tutelata dalla disposizione di legge a tutela della maternità oggi invocata ( Trib. Lavoro di Roma, ord. 8.08.2012). Ne consegue che l’Amministrazione cui venga sottoposta una richiesta di trasferimento ex art. 42 L. n. 151/2001 ha l’obbligo di vagliarla, e dovrà effettuare le proprie verifiche sotto un duplice profilo: - sotto il profilo soggettivo, il dipendente pubblico, al momento della richiesta, deve essere genitore di un figlio che non abbia raggiunto i tre anni di età; - sotto il profilo oggettivo, nella sede prescelta dal richiedente deve sussistere un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva, previo assenso al trasferimento delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

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la nuova organizzazione interna del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

 
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 febbraio 2014 n. 72

Regolamento di Organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aisensi dell'articolo 2 del decreto-legge 6 luglio 2012 n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n.135.

 
Il Consiglio dei Ministri ha recentemente adottato il Decreto n.72 dell'11 febbraio 2014, con il quale ha inteso ridurre il numero delle strutture di primo livello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ottica del contenimento della finanza pubblica e di razionalizzazione degli assetti organizzativi esistenti, come da ultimo sancito dall’art. 2, comma 6, del d.l. 95/2012.


La normativa ha anche l'obiettivo di adeguare l'organizzazione delle risorse umane e strumentali del MIT con le intervenute disposizioni di legge riguardanti, tra l’altro, l’istituzione dell’Autorità di regolazione dei trasporti (art. 37 d.l. 201/2011) ed il nuovo regime delle concessioni nel settore autostradale (art. 11, comma 5, d.l. 216/2011).

Per l'esame della normativa si veda la seguente breve nota riepilogativa e breve commento degli articoli più rilevanti 

Links


demanio

Ministero-per-i-beni-e-le-attivita-culturali

ministero del lavoro

 

ministero dei trasporti

 

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